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NUOVE LINEE GUISA ESC-ESH PER TRATTAMENTO IPERTENSIONE ARTERIOSA

Nuove linee guida ESC-ESH per il trattamento della pressione arteriosa 08 2018

–la chicca? nuova raccomandazione, divieto assoluto di binge drinking . ATTENZIONE ALLE SBRONZE !   ma anche nuovi valori target , preferire monopillola , e situazioni particolari ..

Ecco le novita’ principali :

*Le nuove Linee Guida si distinguono dalle precedenti raccomandazioni che sostenevano un approccio al trattamento dell’ipertensione per gradi (inizio della terapia con un farmaco, seguito dall’aggiunta a questo di un secondo o di un terzo all’occorrenza) suggerendo di iniziare con due molecole e in una sola pillola.
E’ infatti ormai appurata la frequente mancata assunzione dei farmaci prescritti da parte dei pazienti che aumenta con il numero di farmaci prescritti, per cui la somministrazione di due farmaci (o tre se necessario) con una singola pillola potrebbe migliorare “i tassi di controllo della pressione arteriosa”, ribadiscono le linee guida.

*importante novità i target di pressione per i pazienti di tutte le età, che in questa nuova edizione sono inferiori rispetto alle linee guida precedenti. Gli obiettivi di pressione sistolica sono ora 120-129 mmHg per i pazienti sotto i 65 anni di età e 130-139 mmHg per i pazienti di età superiore ai 65 anni, tenendo conto della tollerabilità del trattamento, del grado di indipendenza e della fragilità dei pazienti e delle comorbilità.

Una pressione sanguigna inferiore a 120 mmHg viene invece sconsigliata.

*Trattamento,invece che cambio stile di vita, per chi ha ipertensione di grado I medio-basso (140-159/90-99 mmHg), con pressione arteriosa normale alta (130-139/85-89 mmHg).

Le Linee Guida ribadiscono osservare l’età biologica . Nei soggetti ultra80enni non ancora sottoposti a trattamento farmacologico, dovrebbe essere iniziata la terapia farmacologica in presenza di valori di pressione sistolica uguali o superiori a 160 mmHg. Gli individui già in trattamento, invece, non dovrebbero sospendere la terapia ad 80 anni, se ben tollerata.

Quando la pressione arteriosa non è controllata nemmeno dall’associazione di tre farmaci in monopillola(ipertensione resistente), sarebbe da aggiungere una seconda pillola contenente un diuretico (es. Spironolattone).

Si raccomanda a tutti i pazienti di condurre uno stile di vita sano,: moderazione nell’assunzione di alcol, adozione di un regime dietetico salutare, svolgimento di attività fisica regolare, controllo del peso, cessazione del fumo e, nuova raccomandazione, divieto assoluto di binge drinking (“sbronze”).

Ipertensione e terapie contro il cancro
C’e’ nuova sezione delle Linee Guida che segnala la possibilità di considerare una possibile interruzione temporanea dei farmaci oncologici quando I valori presso sono eccezionalmente elevati nonostante la politerapia.

Ipertensione e attività fisica
Nuova sezione sulla pressione arteriosa durante l’attività fisica e il ruolo dell’altitudine che è sempre sconsigliata se valori pressori elevati

FUMO E FIBRILLAZIONE ATRIALE

mannaggia…. il FUMO aumenta
anche il rischio di fibrillazione atriale !


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Una ampia meta-analisi ha dimostrato una stretta relazione tra numero di sigarette fumate e rischio di sviluppare l’aritmia.
Rispetto ai soggetti che non hanno mai fumato, i fumatori attuali hanno un rischio di fibrillazione atriale aumentato del 32% mentre l’eccesso di rischio è solo del 9% nei soggetti che hanno smesso di fumare.

L’incremento del rischio è direttamente legato al numero di sigarette fumate al giorno andando dal 9% per coloro che fumano 5 sigarette al 45% per chi ne fuma 30.

Fumo e fibrillazione atriale potrebbero legati da diversi meccanismi, INDIRETTI E DIRETTI . Il fumo, infatti, favorisce anche diabete, la BPCO, la cardiopatia ischemica e lo scompenso cardiaco.

Pero’ ricordate che la nicotina causa, DI PER SE’ ! , una stimolazione del sistema simpatico ed un aumento delle catecolamine circolanti che a sua volta provoca un aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa
e determina fibrosi miocardica , causando un rallentamento della conduzione degli impulsi elettrici nei tessuti cardiaci.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

DONNE CARDIOPATICHE IN GRAVIDANZA ? dai .. non superate la 40 settimana ! (;-)

Le donne cardiopatiche devono partorire entro la 40 settimana di gestazione

le Linee guida della European Society of Cardiology (ESC) per la gestione delle patologie cardiovascolari in gravidanza presentate al Congresso ESC di Monaco di Baviera 08 2018 suggerisco un limite alla durata della gestazione  “Aspettare oltre la quarantesima settimana di gravidanza non ha alcuna reale utilità per il bambino e può invece avere effetti negativi, con una madre affetta da patologie cardiovascolari”, Jolien Roos-Hesselink dell’Erasmus Medical Centre di Rotterdam, Co-Chairperson della Task Force
 
“La gestazione è un periodo a rischio per le donne che soffrono di patologie cardiovascolari perché il cuore subisce un ulteriore stress, quindi raccomandiamo di indurre il parto o effettuare il cesareo allo scadere delle 40 settimane”.
 
Questa indicazione ci pare importante, visto che le patologie cardiovascolari sono la prima causa di morte nelle donne in gravidanza, nei Paesi occidentali.
 
In caso di emergenza, le linee guida ESC dicono che “nessun farmaco deve essere negato alla donna, anche se da foglietto illustrativo NON risulti indicato durante la gravidanza e l’allattamento,” e vanno sempre valutati dal clinico.
 
2018 ESC Guidelines for the management of cardiovascular diseases during pregnancy. European Heart Journal.

 

INFARTO MIOCARDICO ACUTO E FUNZIONE SESSUALE NELL’UOMO E NELLA DONNA

Infarto miocardico e attività sessuale  

Lo STUDIO VIRGO è stato condotto in 127 ospedali statunitensi e spagnoli con l’obiettivo di valutare l’attività e la consulenza sessuale nel primo mese dopo un infarto miocardico acuto.

In 2349 donne e 1152 uomini di età compresa tra i 18 e i 55 anni ospedalizzati per  infarto miocardico acuto sono state indagate attività e funzioni sessuali,attitudine al sesso dopo l’evento , problemi correlati e eventuale esperienza di una consulenza sessuale

La relazione di coppia dopo un episodio di infarto e la loro sessualita’ si modifica ma in maniera differente fra maschio e femmina infatti  le donne dopo la malattia presentano maggiore livello di stress ,  mentre gli uomini un abbassamento della capacità di funzionamento sessuale.

Ma qualcosa era cambiato anche prima infatti nei dodici mesi precedenti l’evento cardiaco il 36% delle donne presentava un calo dell’interesse sessuale, il 22% secchezza vaginale e il 19% difficoltà respiratoria durante l’atto; mentre  il 22% degli uomini soffriva di eiaculazione precoce, il 20% presentava deficit di erezione e il 18% difficoltà respiratoria.

L’89% delle donne e il 94% degli uomini concorda nel sostenere l’importanza di una consulenza sessuale; di contro solo il 12% della donne e il 19% degli uomini ha potuto usufruire di tale supporto.

Dalla ricerca si nota come sia in Spagna che negli USA  l’esperienza di sostegno dopo la malattia è strettamente legata al fornire informazioni sull’assunzione di eventuali farmaci e solo in casi sporadici sul recupero dell’attività sessuale, nonostante eta’ media studio 48 anni col relativo rischio di paura dell’atto in se’ e di peggioramento della qualita’ della vita con  comparsa di depressione e insicurezze psichiche e calo autostima e fisiche ,per modifica della fisiologia del corpo, anche correlato a farmaci .

 

 

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FARMACI CARDIOVASCOLARI E DISFUNZIONE ERETTILE

” ….molti uomini attribuiscono la disfunzione erettile  ai farmaci, ma hanno anche fattori di rischio che causano ED»”        Come curarli?

Lo studio HOPE-3 (Heart Outcomes Prevention Evaluation-3)  suggerisce che i farmaci testati in queste dosi non sembrano influenzare negativamente la funzione erettile.

I ricercatori hanno studiato i cambiamenti nella funzione erettile in 4.314 con piu’ di 55 anni e  con rischio cardiovascolare intermedio, per 6 anni arruolati nell’HOPE-3  valutando i risultati del questionario dell’International Index of Erectile Function (IIEF-EF).

Hanno completato lo studio nei criteri corretti 2.000 uomini che sono stati randomizzati a ricevere rosuvastatina (10 mg al giorno) o una combinazione di candesartan (bloccante del recettore dell’angiotensina 2) più idroclorotiazide (16 mg/12,5 mg al giorno) o un placebo  e e’ stato osservato che questa terapia non aumenta il rischio di disfunzione erettile (ED) negli uomini di mezza età a rischio cardiovascolare (CV) intermedio,  e non ne cambia pero’ la la evoluzione naturale.

Avevano un’età media di 61 anni e il 57% presentava ED, definita come un punteggio IIEF-EF inferiore a 26. Avevano anche una pressione arteriosa sistolica media di 138 mmHg, un livello medio di colesterolemia-LDL di 127 mg/dL, e un rapporto medio vita-fianchi di 0,96. Un terzo erano fumatori attivi, ma solo il 6% era diabetico.

Negli uomini senza ED al basale  riduzioni significative della colesterolemia-LDL e della pressione arteriosa con questi farmaci non  hanno influito sulla funzione erettile.Per cui la modificazione di questi fattori di rischio ha un impatto limitato sulla funzione erettile in questa popolazione.

Pertanto a fronte di una elevata prevalenza di disfunzione erettile  (57%) in questo gruppo di uomini di mezza età     la buona notizia è che i farmaci di cui hanno bisogno per la riduzione del rischio CV non peggiorano tale condizione in alcun modo

Tale analisi non si puo’ estendere a gruppi di pazienti diabetici o in terapia con solo diuretico tiazidico che non erano oggetto di questo studio.

 

Curare parodontopatie riduce rischio ictus

C’è una associazione tra severità della parodontopatia e rischio di ictus ischemico sia con l’ictus cardio-embolico (HR 2.6, IC95% 1.2-5.6) sia con l’ictus trombotico (HR 2.2, IC95% 1.3-3.8).

Gengiviti e simili portano a uno  stato infiammatorio sistemico il quale, a sua volta, può favorire un evento ischemico acuto.

Quindi avere una corretta igiene orale serve anche a prevenire l’ictus.

Stroke. 2018 Feb;49(2):355-362

ESISTE IL CREPACUORE? EBBENE SI .

Esiste il  crepacuore?    ebbene SI.

CUORE, CARDIOPATIA E SESSUALITA’

E’ risaputo che un’attivita’ aerobica regolare fa bene al cuore, il cuore come tutti i muscoli  va allenato,   anche se si raccomanda ai cardiopatici di consultarsi con lo specialista su tempi e modi di allenarsi , ognuno per il suo caso personale.   Puo’ bastare anche camminare una trentina di minuti 3 volte la settimana .

Cosi’ anche l’attività sessuale è considerata attività fisica, equivalente a una lunga passeggiata,e  porta  al rilascio di endorfine, ossitocina e serotonina, che esercitano una funzione protettiva sul sistema cardiocircolatorio e funzionano come antidepressivi naturali.

È inoltre scientificamente provato che l’attività sessuale tende a mantenere i livelli di colesterolo e di pressione più bassi.

I benefici di una regolare attività sessuale vanno oltre quelli fisiologici, favorendo l’intesa di coppia e il benessere psicologico, utilissimo a contrastare lo stress e la depressione, nemici giurati del cuore.

Quindi anche  i pazienti che hanno subito malattie cardiovascolari importanti, è consigliabile mantenere una vita sessuale attiva, chiedendo il parere specifico del medico,

e consultarsi senza timore anche su eventuali problemi legati a farmaci in uso , in modo che possano essere trovate strategia alternative, vuoi nell’ambito cardiologico ,che nell’ambito strettamente sessuologico.

talora infatti il problema non consiste nel farmaco e il problema risolto diversamente da specialista sessuologo clinico che cura nell’ambito della persona/coppia  come globalita’ e puo’ suggerire  strategie alternative.

per questo da cardiologa sono diventata anche sessuologa clinica.

Ma non sottovalutiamo che come gli sport, attività sessuali sporadiche oppure  troppo intense fanno male, soprattutto se associate al consumo di alcol o cocaina, che inducono a perdere il controllo e compiere sforzi eccessivi, con esiti anche gravi.
La cocaina inoltre provoca la morte delle cellule del miocardio, il tessuto del cuore, e aumenta la richiesta di prestazioni, spingendo a superare pericolosamente i limiti fisiologici.

Meglio allora una sessualità senza “aiuti” pericolosi,che protegge dall’insorgenza di malattie cardiovascolari.

Incidenza delle malattie cardiovascolari nelle donne rispetto agli uomini. Cardiopatia e Menopausa

Qual è l’incidenza delle malattie cardiovascolari nelle donne rispetto agli uomini?

Le donne sono meno soggette degli uomini alle malattie cardiovascolari solo  fino ai 40-50 anni di età,

quando il cuore della donna è protetto dagli estrogeni immessi nell’organismo con il ciclo mestruale.

Con la menopausa,c’e’ calo di estrogeni e  quindi anche la loro funzione protettiva sulle arterie e, in presenza di fattori di rischio importanti, si possono  sviluppare malattie cardiovascolari che si rendono evidenti  intorno ai 70 anni, contro i 50-60 degli uomini.

Tanti che la cardiopatia ischemica è la maggior causa di morte delle donne occidentali.

I problemi arrivano più tardi, ma sono generalmente più gravi e  difficili da curare .

È quindi necessario che le donne in menopausa si adoperino per abbassare i fattori di rischio, soprattutto perché il loro livello di colesterolo, sempre per calo di estrogeni , tende a salire di più rispetto a quello degli uomini.

Mantenere il peso-forma, fare attività fisica regolarmente, non fumare e scegliere un regime alimentare con pochi grassi saturi di origine animale, poco sale e molta  verdura (4-5 porzioni al giorno), in assenza di familiarità e/o altre patologie fa scendere ad appena il 5-10% il rischio di sviluppare cardiopatie.

Si ricorda che anche l’attività sessuale è considerata attività fisica, equivalente a una lunga passeggiata, con tutti i benefici che ne derivano. In più, determina il  rilascio di endorfine, ossitocina e serotonina, che esercitano una funzione protettiva sul sistema cardiocircolatorio e funzionano come antidepressivi naturali.

Inoltre scientificamente provato che l’attività sessuale tende a mantenere i livelli di colesterolo e di pressione più bassi.

 

Aspirina: utile anche in prevenzione cardio ma anche oncologica?

Aspirina: dopo 120 anni utile anche in prevenzione oncologica. Comunicazione  SIPREC


aspirina-asa-prevenzione-cardio-oncologica-siprec-cardiotoolIn 120 anni di vita, dopo aver rivoluzionato la terapia di febbre e dolore, dopo aver fatto crollare drammaticamente le morti per infarto, l’Acido acetilsalicilico  (ASA, aspirina) si candida a un impiego  anche in prevenzione oncologica. Mentre sono in corso ampi studi sull’utilità di un impiego di aspirina in prevenzione cardio-oncologica, grazie a l’impiego di calcolatori di rischio, non si esclude di poter già considerare l’impiego di ASA in popolazioni selezionate di piazienti. In questo contesto si inserisce il volume Aspirina in prevenzione primaria: un nuovo obiettivo dopo 120 anni? Position Paper ufficiale della società italiana per la prevenzione cardiovascolare – SIPREC presentato lo scorso 8 marzo 2017, a Napoli, durante il Congresso Annuale della Società.

 

 

 

L’impiego dell’ASPIRINA  in prevenzione secondaria ( nei pazienti già colpiti da manifestazioni acute delle malattie CV)  è noto ,   ma ora si valuta  il possibile ruolo benefico dell’ASA in prevenzione primaria (nella popolazione generale )    per nuove  evidenze a favore dell’ipotesi secondo cui l’ASPRIINA , sarebbe in grado di ridurre significativamente il rischio di cancro colon-rettale e, seppure in maniera meno definita, di altre patologie neoplastiche.

Per il cancro del colon-retto sono stati sviluppati numerosi modelli predittivi, uno dei quali, proposto da Freedman et al., tiene conto di fattori di rischio come l’età >50 anni, la storia pregressa di adenoma intestinale negli ultimi 10 anni, il numero di parenti con cancro del colon, l’uso regolare di ASA o altri farmaci anti-infiammatori non steroidei, l’abitudine tabagica, il body mass index, il consumo di frutta e verdura, l’aver eseguito di recente una sigmoidoscopia o una colonscopia e, per le pazienti di sesso femminile, anche la menopausa.

In attesa di questi risultati ha senso comunque fare delle riflessioni sulla possibile indicazione caso per caso .

Come funziona sulla prevezione cardiovascolare ?  Un esempio tipico è quello della dieta mediterranea , inizialmente apprezzata permigliore prognosi cardiovascolare. poi  è stato dimostrato che una dieta ricca di frutta e verdura è anche in grado di ridurre la probabilità di sviluppare malattie oncologiche e perfino di contrastare l’AIDS.

Queste osservazioni cliniche hanno poi trovato una spiegazione scientifica nella dimostrazione del ruolo che i radicali liberi dell’ossigeno svolgono in molti tipi di malattia, ragion per cui una dieta ricca di antiossidanti riesce a svolgere un effetto favorevole ad ampio raggio.

e cosi’  l’aspirina, dapprima usata solo  come antipiretico e analgesico, poi confermata utilissima nel ridurre la mortalità per infarto cardiaco ,  sfruttando il suo effetto di inibizione dell’aggregazione piastrinica. Ora pare   che l’aspirina possa ridurre l’incidenza di patologie neoplastiche probabilmente grazie  aell’interferenza dell’aspirina con i complessi meccanismi dell’infiammazione per cui sono già in corso studi specifici.